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Omelia Domenica 12 Febbraio
Omelia Domenica 12 Febbraio Print E-mail

 Domenica 12 Febbraio

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia 

Mt 5, 17 - 37; Sir 15, 16-21; 1Cor 2, 6-10

      La Liturgia che celebriamo oggi insieme prosegue il suo magistero continuando a proclamarci il “discorso della montagna” secondo il Vangelo di Matteo. Sappiamo che l’Evangelista voleva dimostrare alla comunità che essa, la Chiesa, costituiva il vero Israele, avendo riconosciuto in Gesù di Nazaret il Cristo annunciato dai Profeti e atteso dal popolo. Perciò nel suo Libro afferma subito che il Messia non ha annullato quella legge che per gli Ebrei era il segno della fedeltà di Dio al suo popolo. La legge ebraica non era rinnegata ma, dal Cristo, superata. 

Ciò che è fondamentale nelle Sacre Scritture e fa del popolo ebraico il “popolo di Dio” è la fedeltà alle promesse: Dio è il Dio della Promessa, il Dio dell’Alleanza. Paolo, per far comprendere questo discorso agli ebrei, aveva scisso la legge dalla promessa. L’assoluto non è la legge, ma la promessa. Gli ebrei, i farisei in particolare, avevano collocato la legge al primo posto e il retto rapporto fra promessa del Regno di Dio e legge mosaica rischiava di non essere più compreso. Gesù è colui che inaugura il Regno di Dio; perciò lo stadio della legge, che era preparatorio a questo Regno, è superato. Nessun disprezzo, ma solo valutazione coerente del fatto che in Gesù Dio ha realizzato pienamente le sue promesse. Ormai la legge è il regno di Dio fra gli uomini, il Cristo stesso. Si tratta di una legge non codificabile ma da accogliere totalmente.      

Il significato di questa novità viene chiarito nelle antitesi che Gesù proclama e che ora abbiamo di nuovo ascoltato: non basta più compiere determinate azioni perché imposte dalla legge, conta la disposizione d’animo con cui si compiono e l’intenzione che le muove. Partendo sempre da un’affermazione originaria – voi sapete che vi fu detto – Gesù enuncia antitesi che conducono a determinate conclusioni capaci di accompagnare ogni comunità verso la propria nuova costruzione, al cui compimento concorrono le situazioni che le sono peculiari, confrontate sempre con l’annuncio di Cristo, ascoltato e “incarnato” nella propria realtà esistenziale. Ascoltandole con attenzione constatiamo che questa Parola coglie tutto l’uomo e gli si propone senza lasciare spazi da vivere secondo una logica di autonomia egoistica, elimina ogni risposta parziale e chiede totalità di adesione. Esclude patteggiamenti e compromessi. Esige non qualcosa di noi, ma semplicemente la nostra vita.  

Soprattutto Gesù ci mette di fronte non a molteplici cose da fare, né a diversi atteggiamenti da assumere in osservanza precettistica. Egli sintetizza tutta la legge in un unico orientamento di esistenza, chiedendoci di costruire, ascoltando e vivendo la sua Parola, una vita integra nell’amore concreto e disinteressato agli altri; di realizzare un’esistenza di figli di Dio, facendo accadere, nei nostri rapporti, quella bontà per cui il Padre fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere su quanti fanno e su quanti non fanno la sua volontà.     

Noi dunque siamo messi di fronte a una opzione fondamentale che faccia da filo conduttore a tutta la vita, determinando le nostre scelte e specificando le nostre azioni. Gesù ci chiama all’adesione di fede di cui mostra le conseguenze operative. Solo fidandoci di Lui e affidandoci alla sua Parola possiamo conoscere le esigenze di vita poste dal Regno che con Lui andiamo costruendo. Anticiparlo, sia pure precariamente, nella novità e problematicità dell’esistenza, è il punto centrale  dell’insegnamento del Signore.     

Lo Spirito Santo, che invochiamo e riceviamo in questa celebrazione, sia da noi accolto quale Maestro e Sostegno nelle nostre scelte.