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Omelia Domenica 12 Marzo
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 Domenica 12 Marzo

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia - II Domenica di Quaresima a

Mt 17, 1-9; Gn 12, 1-4; 2Tm 1, 8-10

Trasfigurazione di Gesù

      E’ molto significativo che la Liturgia, in questa seconda domenica di Quaresima, consegni al nostro ascolto il testo di Matteo che parla della Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Monte che non a caso significa “Monte di luce bella”. Perché dico “significativa” questa pagina evangelica accolta oggi? Perché essa ci prepara ad accogliere la Pasqua nella pienezza del suo significato e del suo compimento in noi.

Questo episodio, che ha assunto una grandissima importanza nella fede cristiana, può essere compreso solo se letto nel contesto in cui gli Evangelisti lo hanno posto. Siamo ormai vicini alla conclusione della vita di Gesù e il suo destino sembra segnato: le autorità gli sono chiaramente e dichiaratamente ostili, i discepoli hanno paura, non comprendono e non vogliono che egli vada a Gerusalemme. La Trasfigurazione è una conferma dell’opera di Gesù, nel momento in cui, secondo ogni considerazione umana, egli andava incontro al fallimento. E proprio in questa situazione i discepoli devono capire che, nonostante tutto, devono ascoltarlo e seguirlo.

Certamente questo “racconto” è frutto di quanto i discepoli capiranno soltanto dopo la risurrezione del Maestro, quando cioè il Risorto diventerà finalmente la comprensione delle sue parole, dei suoi gesti e della sua messianicità. Perciò qui Gesù è rivelato come il Messia atteso da Mosè e preparato da Elia. Inoltre nell’insieme del racconto spiccano soprattutto due elementi: la reazione di Pietro, e “ascoltate lui!” della voce che viene dalla nube. Pietro, che aveva appena professato la sua fede in Gesù e che subito dopo si era opposto al suo annuncio di morte, ora vorrebbe restare sul monte: è un sintomo ulteriore della sua incomprensione circa il modo in cui deve realizzarsi il compito messianico. L’ “ascoltate lui!” è parola da porre in rapporto alla situazione, sopra accennata, in cui i discepoli si trovano: anche se essi non comprendono, anche se andare a Gerusalemme sembra una pazzia, anche se Gesù non realizza il compito messianico nel modo atteso da loro, proprio ad essi è detto “ascoltate lui!”. La Voce chiede di credere, cioè di affidarsi a Lui, al suo disegno che trasgredisce tutte le norme e le attese religiose e di potere, disegno la cui chiarezza a loro non appare, come l’Evangelista esprime con l’immagine della “nube luminosa che li avvolge nell’ombra”. La Voce del Padre è un invito pressante ai discepoli di seguire il Maestro, il Figlio amato, che già aveva detto loro di seguirlo sulla via della croce, perché al di là della passione esiste per Gesù un futuro di gloria divina, perché il crocifisso è il Figlio dell’Uomo che verrà alla fine nello splendore della sua divinità. La luce della Pasqua illumina la tenebra del venerdì santo. Il servo sofferente di Dio e il Figlio dell’Uomo sono la stessa Persona.

Soltanto alla luce della risurrezione i discepoli, e noi con loro, hanno compreso finalmente chi era Gesù e il senso della sua morte tragica. Allora la crocifissione non appare più un fallimento ma una tappa necessaria verso la gloria (cfr. Lc 24,26) e soprattutto l’espressione della sua obbedienza/coerenza alla missione ricevuta dal Padre per la nostra liberazione da tutto ciò che ci impedisce di essere noi stessi di fronte tanto al Padre quanto alla Storia. Liberi e capaci di accettare di essere da Lui orientati nell’ombra della nube luminosa. Liberi di accogliere la Voce che dice ad Abraham “Vai per te,…,  dove io ti mostrerò”: “per te”, per essere te stesso, libero da ogni idolatria, affrontando quanto ti costerà per esserlo.

Lo Spirito Santo ci sostenga nell’accoglienza di questa Parola perché possiamo comprendere ancor più, accogliere e vivere, il dono della Pasqua.