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Omelie e meditazioni
Omelia Domenica 4 Settembre Print E-mail

Domenica 4 Settembre

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia XXIII domenica t.o. 

Lc 14, 25-33; Sap 9,13-18; Fm 9-10. 12-170

La Liturgia della XXIII Domenica “per annum” ci consegna una pagina di Luca che può lasciarci perplessi per il suo tono che ci appare duro e deciso. Cerchiamo di porci in ascolto per poterla accogliere e renderla operante in noi.

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Omelia Domenica 8 Maggio Print E-mail

 Domenica 8 Maggio 2016
Eremo di Montegiove (Fano)

OMELIA, Festa dell'Ascensione 

Lc 24, 46-53; At 1, 1-11; Eb 9, 24-28; 10,19-23

Il cammino pasquale della Chiesa con il suo Signore Risorto si pone, e ci pone, oggi in contemplazione della sua glorificazione. Può forse sembrarci troppo breve l’accenno che Luca fa, nel suo Vangelo, a proposito dell’Ascensione di Gesù, ma non ci deve sfuggire il suo significato che l’Evangelista ci fa meditare. La Risurrezione non è stata un semplice “ritorno alla vita”, ma è “una vita presso Dio”; l’uomo Gesù, il Risorto entra nella gloria, prende possesso della sovranità che gli compete. Il Cristo risorto è ormai l’unico Signore della Chiesa. Perciò il gesto compiuto da Gesù non viene presentato dall’Evangelista come un “salire presso Dio”, ma un ritirare la propria presenza manifesta, visibile, e dunque diversa da quella di prima. La “nube” che lo avvolge rappresenta in tutta la Bibbia la “presenza di Dio” ed è la stessa nube della Trasfigurazione (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,34).  
Se Luca terminasse il suo racconto a questo punto resteremmo con l’impressione che la comunità del Risorto sia rimasta, e rimanga, tranquilla e gioiosa nel Tempio, nella contemplazione di Dio, dimentica del mondo che Gesù è venuto a salvare.  
Invece Luca riprende il racconto dell’Ascensione negli Atti che proprio ora abbiamo ascoltato (At 1-11); in tal modo l’Evangelo acquista la sua logica conclusione.
Gesù ha sottratto la sua presenza visibile e adesso tocca agli Apostoli, alla Chiesa, di annunciarlo. La missione si caratterizza, anzitutto, per la sua universalità e, poi, per il suo carattere di testimonianza. Gli Apostoli non devono soltanto annunciare la parola di Gesù, ma devono consacrarle la loro esistenza. Anzi, la loro vita deve divenire il compimento della parola che annunciano. Infatti gli Atti ci fanno capire che il tempo della Chiesa non è l’attesa di un Assente (“uomini di Galilea, perché guardate in cielo?”): il Cristo, ritirata una presenza visibile, vuole essere presente in un modo più intimo, misterioso, cioè vissuto nel suo mistero; dunque le Chiese che saranno create dallo Spirito per il tramite degli Apostoli, non sono invitate soltanto a sperare nel suo ritorno, ma a guardare adesso alla terra, poiché Dio è qui.  
Infine potremo affermare che il tempo della Chiesa, secondo Luca, è un tempo di fede: la presenza del Signore va colta nella fede e la sua salvezza va raggiunta superando le nostre attese e aprendoci al dono che va al di là di ciò che vogliamo, così come la lettera agli Ebrei ci invita a fare.  
Dobbiamo dunque rifiutare ogni nostalgia del passato, come invece hanno fatto i due discepoli in cammino verso Emmaus (Lc 24,13-35), finché non hanno sperimentato la sua efficace presenza nel “pane condiviso” nella fraternità.   Desidero inoltre sottolineare un particolare non secondario: il Vangelo di Luca inizia in un Tempio che incensa Dio ma, sfiduciato, non lo crede (1,8-20), perciò è muto, e termina in un Tempio che non incensa Dio ma raccoglie nella gioia coloro che innalzano in modo gratuito e libero la lode a Dio nella consapevolezza della sua azione salvifica compiuta e che si compie nel Figlio, Cristo Signore (24,52-53). La vita di Gesù e delle Chiese è, secondo la “geografia teologica di Luca”, il cammino che parte da una religione muta per arrivare, pur con tante difficoltà, a una fede testimoniante.  
Il nostro celebrare oggi, e sempre, questa Liturgia, dia senso e progressione al nostro cammino di testimoni risorti, ascesi e annuncianti la presenza operante di Cristo anche in questi tribolati giorni. 

 

 
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